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Lucherinata
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Trovata promozional-pubblicitaria tesa a far circolare voci o notizie paradossali su attori , personaggi, eventi dello spettacolo in cui il Vero si sposi al Verosimile, creando quell'ineffabile confusione in cui tutta la realtà diventa, per gioco ma con metodo, Fiction. Dal nome di Enrico Lucherini, accompagnatore di Divi e Divine, ex-attore, press agent e co-autore della Dolce Vita in ogni sua possibile e stravagante eccezione. E' stato rilevato che, più che mai oggi, nessun giornalista può fare a meno di una dose quotidiana di LUCHERINATA a rischio di incorrere in gravi crisi di astinenza. Può accadere, infatti, che la preveggenza abbia la meglio e, alla fine, la notizia inventata si realizzi, nel trionfo della più "profonda" futilità.


NB si pregano le categorie interessate di aderire al REFERENDUM che intende promuovere l'inserimento del termine LUCHERINATA nei dizionari della lingua italiana.

Comitato promotore: Saverio Ferragina (Press Agent), Vincenzo Mollica (Rai Uno), Piera Detassis (Ciak), Maurizio Porro (Corriere della Sera), Maria Pia Fusco (La Repubblica), Gloria Satta (Il Messaggero).

*** Documento creato, durante la Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, nel 1996.

Subito dopo, grazie al prof. Michele A. Cortelazzo dell'Università degli Studi di Padova, il neologismo LUCHERINATA è entrato nel Lessico Contemporaneo Italiano:
lucherinata sf. azione promozionale tipica del press-agent Enrico Lucherini [1996]

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Video:
Corriere della Sera TV: Roma festeggia Lucherini, il re dei press-agent

"Dopo 54 anni di attività ho deciso di lasciare il cinema. Oggi è molto cambiato e io non mi diverto più".
E a raccontare la sua lunga carriera sarà una mostra intitolata:
Purché se ne parli. Cinquant'anni di cinema italiano, inagurata il 12 ottobre, a Roma, all'Ara Pacis.
A comporla sono oltre 100 locandine a cominciare da quella del primo film della sua attività - La giornata balorda di Maurio Bolognini - un libro e tre film. Si tratta di Un sorriso, uno schiaffo, un bacio in bocca, film del 1975 - "Misi insieme tutti i film minori della Titanus, quelli musicarelli, ridicoli e buffi, interpretati da Gianni Morandi, Bobby Solo, il primo Giancarlo Giannini" - il documentario di Antonello Sarno Enrico LXXV presentato a Venezia nel 2007, e Un secolo di cinema e televisione, sui 100 anni della Titanus, curato dallo stesso Lucherini. 

"Quando ho comunicato a Tornatore il desiderio di lasciare prima che mi venga l'Azheimer, il regista ha replicato:"ma se l'Alzheimer t'incontra scappa a gambe levate ".

 

Lucherini 80, per stupirvi ancora
http://macondomediazoo.com/lucherini/


LA STORIA DEL MONDO: UN’UNICA, GRANDE LUCHERINATA
di Giuseppe Tornatore

Ci sono troppe pagine oscure nella storia del cinema che nessuno ha mai voluto svelare.  Tanto per cominciare quel lontano giorno di fine Ottocento, al Salon Indien di Parigi, quando i fratelli Lumière proiettarono per la prima volta al pubblico il celebre arrivo del treno alla stazione, non è affatto vero che gli spettatori siano fuggiti terrorizzati per paura d’essere travolti da quel lentissimo e per nulla minaccioso convoglio ferroviario. Fu un urlo in sala che svegliò di soprassaltol’annoiata e sonnacchiosa folla di spettatori nell’istante in cui la locomotiva cominciò ad ingigantirsisul magico lenzuolo: «Aiuto! Aiutooo! Aiutoooooo!». A quel grido terrificato scapparono tutti agambe levate senza neanche capire cosa stesse accadendo. Furono i giornali a diffondere la falsa leggenda che tutti conosciamo. Ma a fornire la “bufala” agli ingenui cronisti di mezzo mondo fu l’autore stesso di quell’urlo, un giovane inventore di notizie che i Lumière avevano ingaggiato per promuovere quel “cinematographe” nel quale, persino loro stessi che l’avevano progettato e realizzato, credevano ben poco. II giovane, nascosto dietro lo schermo, si chiamava Enrico Lucherini. E fu grazie al suo astuto stratagemma che l’episodio fece il giro dei continenti in un inarrestabile “bocca a bocca” che ancora oggi fa del cinema la forma di spettacolo più amata dal pubblico dell’intero pianeta.

Ovviamente di imposture come quella o “lucherinate”, come ben presto le avrebbero definite i più grandi storici del cinema, l’arguto Enrico ne avrebbe messe a segno molte altre nel volgere di più d’un secolo. Agli inizi del ‘900, giusto per fare un esempio, al fine di promuovere un colossale film di scarso successo su un piroscafo che affondava travolto da una tempesta in pieno oceano, il nostro instancabile eroe della comunicazione mise in piedi la lucherinata più scioccante. Fece sabotare le bussole di un transatlantico alla sua prima traversata transoceanica, il Titanic, mandandolo a sfracellarsi contro un iceberg. Morirono tutti, ma lo sfortunato film, opportunamente rititolato e rimontato dallo stesso Lucherini, ebbe un successo clamoroso sull’onda del quale, nei decenni successivi, si sarebbero realizzati numerosi remake in un incredibile crescendo di successo commerciale.

Sempre a Lucherini si deve la risoluzione di uno dei momenti più critici della storia della cinematografia. Infatti le depressioni, le schizofrenie e quella sfilza di suicidi che segnò la tragica crisi dei divi del muto a partire dalla fine degli anni ‘20, furono tutta una macchinazione di Enrico, una truffa per lanciare il cinema sonoro che agli inizi stentava ad affermarsi sul mercato internazionale. Impietosite per la triste fine dei loro beniamini, le folle accorsero a vedere i film parlanti e da allora fu un successo inarrestabile, tutta opera di Enrico. Se poi dobbiamo dirla proprio tutta, anche la Seconda Guerra Mondiale fu tutta una lucherinata. La provocò Lucherini per lanciare il neorealismo, un nuovo stile cinematografico che gli addetti ai lavori temevano avrebbe avuto serie difficoltà di affermazione presso il pubblico. Ma grazie alla formidabile inventiva di Enrico quel nuovo modo di fare film si trasformò nella stagione d’oro più rilevante del cinema italiano.

Da allora il nostro infaticabile promotore di avvenimenti cinematografici cominciò ad occuparsi di attori, contribuendo alla nascita delle più popolari icone dello star system.  La prematura scomparsa del giovane attore James Dean, ad esempio, fu solo una lucherinata. L’attore ormai quasi centenario vive ancora oggi in una sperduta fattoria dello Utah, ma dal giorno della sua “morte”, studiata nei minimi dettagli da Lucherini, divenne, e sempre resterà, un vero e proprio mito. Alla luce di questa scioccante rivelazione, gli storici del cinema cominciano a sospettare che possa esserci lo zampino di Enrico persino nel presunto suicidio dell’intramontabile Marilyn Monroe. Non v’è dubbio alcuno invece che si sia trattato di un’autentica lucherinata l’invenzione del boom economico italiano degli anni ‘60 che in realtà non c’è mai stato. Anche in questo caso fu solo una truffa perpetrata dal sempre più brillante ed estroverso Lucherini che lasciò credere agli italiani d’essere in procinto di divenire una superpotenza mondiale solo per lanciare La dolce vita ed altre commedie di quel periodo. Ma anche lo sbarco sulla Luna, che in

realtà non si è mai verificato, come hanno scoperto gli scienziati di tutto il mondo, altro non fu che una balla del buon Enrico per lanciare sul mercato un film di Kubrick ed altre derivate pellicole di fantascienza.  Ancora oggi Enrico Lucherini è ritenuto l’artefice di ogni grande trionfo cinematografico e televisivo in ltalia e nel mondo, autore di storie d’amore e di odio, tresche, scoop, e gossip di qualunque portata. Un solo enigma resta da sciogliere:  quanti anni ha Enrico? Un mistero a cui soltanto adesso gli addetti ai lavori sono riusciti a dare una sconcertante soluzione. Enrico Lucherini pare non sia mai esistito, si è inventato da solo. Proprio così, Lucherini è una lucherinata!

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Enrico Lucherini intervistato da Sandra Monteleoni su Spavalda.it

http://www.spavalda.it/enrico-lucherini/

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il FATTO QUOTIDIANO
28 marzo 2012
"Con Mastroianni andavamo a parlare con le prostitute"
I film italiani di oggi? Meglio il mio quaderno

di Malcom Pagani

Non ci crede neanche lei, vero?". Le tre ore con Enrico Lucherini sono scadute. Un'orgia di memorie, diari giovanili, volti e rimpianti ben mascherati che sulla porta di casa gli consigliano il dubbio estremo. Duemila eventi, mille film. Woody Allen e Fellini. Celentano, Flaiano, Moretti, Monicelli, Pasolini, Visconti. E poi Cardinale, Clooney e Crowe. De Niro, Loren e Troisi. L'alfabeto dei suoi attori. Il cinema dell'ultimo mezzo secolo.
Lui era (ma l'imperfetto confonde) l'uomo della promozione. Il coltivatore diretto della storia. Poteva sceneggiare ulteriormente se il caso richiedeva. E il caso, richiedeva sempre. La "lucherinata" (trovata pubblicitaria per far circolare paradossi e notizie su attori in cui il vero si sposi al verosimile) mieté vittime e non fece prigionieri. Il confine tra verità e bugia, un terreno noto: "Lo invento sempre io".
Ora a 80 anni, questo elegante signore circondato da un nitore infantile che nasconde la fiera, dovrebbe ritirarsi. Bruciando sigarette, notti insonni e albe barattate per inseguire un'idea. Sembra improbabile. Nell'attesa, mentre ad alta voce esorcizza il momento: "Sono stufo, chiudo" si prepara sul suo lavoro una mostra all'Ara Pacis realizzata da Roma Capitale: "L'anno scorso omaggiarono Audrey Hepburn. La supererò di un biglietto. Se lo segni".
Insomma Lucherini si ritira.
Non significa che andrò a dormire subito dopo cena.
È insonne?
A letto mai prima delle tre. Fa male. ‘Se ti vede l'alzheimer, fugge'. Me lo ha detto Tornatore, le piace?.
Lucherini il vitalista.
Mi sono divertito. Ho esagerato e fatto cose di cui mi pento relativamente, sempre nell'esclusivo interesse del film.
Il cinema, la sua vita.
Iniziai frequentando clandestinamente l'Accademia d'Arte drammatica. Mio padre era medico e considerava la successione dei mestieri in famiglia più normale del freddo d'inverno.
Non la assecondò?
Mi cacciò di casa. Era un'epoca avventurosa. Divenni amico di Rossella Falk, Patroni Griffi e Romolo Valli. Mangiavo gratis nei loro piatti. Una forchettata, una battuta. Come attore ero un cane.
Un cane?
Un cane terrorizzato. Che mi trovassi a Lucca o all'Olympia di Parigi. Ne La Bugiarda di Fabbri facevo un servo talmente imbarazzante da costringere il regista a farmi prendere degli oggetti per dare movimento alla scena.
Funzionò?
Per farmi uno scherzo, a Civitavecchia, incollarono ogni libro, o portacenere dovessi sollevare. Con la compagnia dei giovani andammo in Sudamerica.
Viaggio avventuroso?
In nave, da Napoli. Inconsapevolmente, cominciai a ragionare da press-agent, un'attività che non esisteva. Organizzavo conferenze stampa all'ambasciata brasiliana in uno spaventoso portoghese. A fine tournée, mio padre me lo disse chiaramente.
Cosa le disse?
‘Ti diseredo'. Ma io avevo già capito. Cambiai vasca, rimanendo nella stessa piscina.
La Dolce Vita?
Eravamo tutti lì. Costretti in un quadrilatero immaginario tra Rosati, Doney e via Veneto. Quelli che odiavano Fellini, quelli che detestavano Visconti e tutti gli altri che non potevano sopportare Antonioni. (Ride)
Ricordi?
Flaiano mi chiedeva degli afrori delle attrici, Ava Gardner e Walter Chiari nonostante sapessero della presenza dei fotografi cadevano sempre nella rete dei flash. Mai capito perché.
Partecipò alla sceneggiatura?
A modo mio. Regalavo lampi a Fellini senza consapevolezza del mio ruolo. Con Marcello Mastroianni e Flora, la moglie, andavamo a trovare la puttana che ispirò una delle storie del film. Le ragazze di vita volevano parlare e Marcello calarsi nella parte. L'ipotesi di scopare non era contemplata, ma in quelle notti scoprimmo un mondo.
A cui Fellini diede corpo.
In via Veneto venne un paio di volte in tutto. Per il resto esaminava foto da casa e rielaborava.
Nel '58 quando Aiché Nanà si spogliò Fellini non c'era.
Ma la vide sull'Espresso. La polizia fece irruzione e Tazio Secchiaroli che aveva scattato come un pazzo, mi infilò i rullini in tasca propinando agli agenti pellicole vuote.
La dolce vita oggi?
Non scherziamo. Quando mi propongono di riportare in vita via Veneto libero i dobermann.
Anita Ekberg?
Non la vedo dai tempi di Boccaccio '70. Tre anni fa squilla il telefonino. Vengo investito dagli insulti: ‘Lucherini, tu miliardario con mie foto, tu con libri e telegiornali arricchito su mie spalle'.
E lei?
Calmissimo, la domai. Per La Dolce Vita mi pagarono 300.000 lire. La ricchezza è altrove.
È vero che a teatro studiava con malizia l'assegnazione dei posti?
Certo, vede lì? (mostra un borderò di metà anni 60, la pianta del teatro Quirino a Roma. Punti rossi legati a nomi celebri, ndr). Fila f 7. Davanti Vittorio Gassman. Dietro di lui misi la sua ex amante, Anna Ma-ria Ferrero con Jean Sorel. Il casino ci rallegra l'esistenza.
Lei era amico di Visconti?
Molto. Iniziammo insieme con Il Gattopardo.
Era insopportabile il Maestro?
Non con me. A una festa cacciò di casa una nostra amica sorpresa a lamentarsi dello champagne: ‘È caldo, fa schifo'.
Reagì male Visconti?
Con freddo raziocinio: ‘Vada a casa sua. Lo troverà alla giusta temperatura'. Luchino adorava gli imbucati perché poteva metterli alla porta.
Visconti amava il lusso.
Ma era davvero di sinistra. Il partito non gli lasciava nessuna libertà. Trombadori e De Santis lo braccavano: ‘Mi raccomando, qui metti la bandiera'.
Lei lanciò Il Sorpasso.
Fu difficile perché complicata era l'idea che nella commedia albergasse la morte. La sera della prima, in Piazza in Lucina, non c'era nessuno. Risi era solipsista, ironico, perfido. E ottimista. Ebbe ragione lui.
Lei fece litigare Florinda Bolkan e Liz Taylor.
Liz fu ricoverata per una sciocchezza. Giocai sull'equivoco e tirai fuori delle vecchie foto di Florinda, allora sconosciuta, per creare il caso. Doveva lavorare con Pasolini e confrontarsi con dei giganti. Non avevo scelta.
Lei è spietato.
Pragmatico. Con Pier Paolo avevo un ottimo rapporto.
Ma se fu lei a inventare la freddura "Mamma coma".
Non se la prese. Per rigore Pasolini somigliava a Moretti con cui feci La messa è finita. Erano curiosi di me. Nanni mi piace. Con impegno, nel suo delirio, potrei fargli dire qualunque cosa.
Peggio i cattivi o gli stupidi?
Gli stupidi, senza dubbio. Creano danni irreparabili. Vorrei dire un'altra cosa su Visconti.
Prego.
Nel '73 produssi Sepolta viva una geniale porcheria con Agostina Belli. Contemporaneamente curai il lancio di Ludwig.
Come andò la sfida?
Sepolta viva fece più soldi pur non essendo costato una lira. Per colorare le posate usavamo la porporina. Sembravano d'oro, ma gli attori non potevano neanche metterle in bocca.
Perché smise di produrre?
Persi denaro con un progetto su Alan Sorrenti affidato a Carlo Vanzina. Un film delicato, del tutto incompreso. Mi preoccupai e provai a importare la febbre del sabato sera a Roma.
Dice sul serio?
Il locale si chiamava Much More. Mi ero fatto costruire un ufficio uguale a quello di Glenn Ford in Gilda. Un giorno dalla feritoia che dominava la discoteca mostrai il culo di Serena Grandi. Ovazioni. Delirio popolare.
Poi?
L'eroina travolse l'universo giovanile e cancellò tutto. Davanti al locale scaricavano l'ora d'aria di Regina Coeli e tornai in ufficio da Spinola, il mio socio.
Perché molla Lucherini?
Perché è finito tutto e intravedo aberrazioni. C'è chi accetta di fare l'ufficio stampa individuale. Ma si rende conto? C'è presunzione. Registi che si sentono Kubrick e attori che alla seconda posa credono di somigliare a Gassman. Meglio dire basta.
Il cinema italiano di oggi?
Per convincermi a vedere La Bàs, Cesare deve Morire devono mettermi in catene. Preferisco il mio quaderno.
Quale quaderno?
Guardi. Ci sono i miei disegni di 16enne. Le mie aspirazioni, i miei sogni. Qui scrivevo le recensioni dei film e tormentavo le cassiere allora obbligate dalla legge a trasmettere 25 giorni l'anno un film italiano.
Una malattia.
Certe deviazioni partono da lontano.
© Malcom Pagani, Il Fatto Quotidiano 

 

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Annali del Lessico Contemporaneo Italiano
Neologismi 1993-1996
prof. Michele A. Cortelazzo

 

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